giovedì 8 novembre 2012

The new elegance

Nel Settecento, nulla era più elegante di un viso pulito, naturale, classico, evocativo della pura bellezza greca.
Nel periodo barocco, l'eleganza si ritrova nella capacità di gestire gli sfavillanti balli borghesi.
Con l'avvento del Novecento, l'eleganza si rinviene nella sinuosità di una camminata su un tappeto rosso, in un aggrazziato passo di Twist, in un'acconciatura, in un gioiello non ostentato.
E quindi mi chiedo... dove sta l'eleganza nel 2012?
Cosa è elegante, se i visi naturali non esistono più?
Se i giri di Twist si sono trasformati in danze forsennate su un cubo, se le passerelle hollywoodiane sono diventate una gara a chi esce meglio nelle foto, se le raffinate acconciature degli anni venti hanno lasciato il posto alle creste viola, se i gioielli sono utilizzati nel più pacchiano dei modi?

Facendo un resoconto mentale, mi sono davvero impegnata a cercarla questa eleganza.
E l'ho trovata, cosa credete.
Noi, signori del ventunesimo secolo, l'eleganza ce la mangiamo.
Sì, sì. Avete capito bene.
Forse è perchè l'eleganza non la ritroviamo più in quelle che sono state da sempre le pietre miliari della bellezza, e quindi sentiamo il bisogno di aggiungere un tocco di eleganza alla nostra quotidianità, scegliendo altre vie.
E cosa ci lega alla quotidianità più del cibo?



Probabilmente è proprio perchè in questo momento storico, tra crisi economiche e sociali, che la ricerca della bellezza e dell'eleganza vera è giustamente passata in secondo piano.
Ma restano le piccole cose.



E non so voi, ma a me bere un thè con le amiche in una bella tazza, ricevere un pasticcino al posto di un fiore, fare colazione con un cupcake fa stare bene.
Non sarà il massimo della "chiccheria".
Ma è sicuramente un dolce balsamo per l'anima.
E forse per ora va bene così.

mercoledì 7 novembre 2012

The Wedding Party...senza wedding.

Erano mesi che lo aspettavo.
Sapevo di lui ancora prima che il suo titolo venisse tradotto in italiano.
Avendo una fissazione malsana per tutto ciò che ha a che fare con matrimoni, feste di fidanzamento, abiti da sposa, cerimonie, confetti e fiori bianchi, non ho potuto fare a meno di aspettare in modo imbarazzantemente impaziente l'uscita del film The Wedding Party- Un matrimonio con sorpresa.
Naturalmente, essendo un'esperta, ero ben consapevole del fatto che questo film sarebbe stato un degno membro della C.I.A. (commedia idiota americana).
E difatti, vi assicuro che non ha deluso le aspettative -che comunque non erano particolarmente alte.

Innanzitutto, la lettura di questo post, da questo momento in poi, è riservata solo a coloro che hanno già visto il film o che non hanno alcuna intenzione di vederlo, perchè potreste imbattervi in informazioni spoilereggianti.
Lettori avvisati, mezzi salvati.
Dunque, la prima cosa che ho pensato alla fine del film è stata questa: "Il trailer mi ha fregato".
Guardando il minuto e mezzo di trailer, infatti, avevo avuto l'impressione che la trama sarebbe stata più o meno così: trio di amiche, capeggiate da leader bionda un pò stronzetta, decide di rovinare il matrimonio di una loro compagna di liceo, un pò più cicciottella e meno Miss delle altre tre, per avuto l'ardire di fidanzarsi prima della suddetta leader bionda stronzetta.
Bè...NON E' COSI'!
In realtà sembra quasi che la bionda stronza (leggermente sociopatica e con manie di controllo) sia l'unica ad impegnarsi affinchè il matrimonio non vada a rotoli. In uno stato  di momentanea incapacità di intendere e di volere le tre ragazze, vittime innoceeeeenti degli effetti rallegranti del troppo champagne, strappano il vestito della sposa: da lì l'odissea per cercare di riparare il danno.

Per sintetizzare la mia opinione sul film, vi lascio quelle che sono state, sul momento, le mie impressioni.

1) Kristen Dunst è perfetta per la parte della snob altolocata con la puzza sotto al naso.
Non c'è niente da fare, questo suo talento è innegabile: dalla spocchiosità della Emily di Piccole Donne, all'altezzosa antipatia del suo personaggio in Mona Lisa Smile, per arrivare al ruolo di damigella in The Wedding Party, si capisce che questo carattere che le hanno cucito addosso non le sta affatto male.
Francamente, non so se sia una cosa positiva.

2) Isla Fisher for President.

3) Le spose americane, da quello che emerge dai film, si dovrebbero preoccupare più dell'abito (che puntualmente fa pietà: nel caso in questione il vestito è qualcosa di semplicemente aberrante) che di tutte le sciocchezze di contorno.
Vedi la "cena di prova".
Ora qualcuno mi spieghi qual è il senso della CENA DI PROVA.
A che cavolo serva? Che devi "provare" il giorno prima del matrimonio?
Devi imparare come si usano le posate? Da che verso bisogna iniziare ad usarle?
Questi Americani non li capirò mai.

4) Nel soggiorno della casa della sarta che proverà a ricucire il vestito c'è un quadro uguale a quello che hanno i miei nonni in cucina.
Giuro.
E la cosa mi ha lasciato abbastanza sotto shock.

5) O forse non so se uno shock maggiore me lo abbia procurato l'improvvisa apparizione di un'attrice che sulle prime mi è sembrata familiare e che poi ho capito si trattava della ragazza che in Gossip Girl interpreta Lola-Charlie-nipote di Lily-o come volete chiamarla.
Lo shock è dovuto al fatto che nella sua apparizione di 28 secondi, pronuncia più parole (circa sette) di quante ne abbia dette in una intera stagione di Gossip Girl.

6) Già non sono tollerabile otto-nove damigelle.
Se poi sono pure vestite color crema-avorio-bianco sporco e simili... non agigiungo altro.

7) Qualcuno mi dica come fare per avere i capelli di Isla Fisher.

Insomma, il film per quanto riguarda la trama non è il massimo dell'originalità, ma non si può negare che ci siano alcune scene divertenti.
Ma dopotutto, si tratta pur sempre di una C.I.A. ... cosa mi aspettavo?


sabato 3 novembre 2012

Aspettando Dicembre




Mese nuovo, vita nuova.
Mi sono sempre chiesta perchè mai i buoni propositi debbano essere riservati solo all'anno nuovo.
E visto che Novembre è essenzialmente un mese inutile, quale migliore occasione per una lista di necessari to do?
Chissene frega di Novembre quando tra trenta giorni avremo Dicembre?
Allegria natalizia, Panettoni, decorazioni e luci, chilate di glitter dorato OVUNQUE, cenoni, tombolate con gli amici, vacanze natalizie, outifts nuovi e giustidicati, Mariah Carey che canta Jigle Bells Rock a tutte le ore del giorno...insomma, devo continuare?
Date queste premesse, ho deciso di far diventare Novembre un mese socialmente utile, ponendomi alcuni obblighi buoni propositi che vedrò di rispettare quanto meglio posso (sì, sto mettendo le mani avanti!).



1) Il cambio di stagione definitivo.
Sì perchè ormai mi tocca arrendermi al freddo: tirare fuori pullover, golfini e simili uno-alla-volta non serve più. Non so da voi, ma qui da me c'è già un maledetto freddo che stordisce, che fa rabbrividire, che intorpidisce la faccia.
Lo adoro.
Adoro questa parte dell'anno, adoro stringermi attorno uno sciarpone di lana, indossare i miei amati cappelli, sentire la morbidosità dei golfini di cashmire sulla pelle.
Sono deviata, lo so.
Ma se toccasse a me scegliere se avere dodici mesi di freddo o dodici di caldo, cari amanti dell'estate sareste fottuti.

                       


2) Preparare il mio organismo ad accogliere tutti i grassi saturi, tossine e quant'altro per le Feste del prossimo mese. Siccome non sono una sprovveduta (...e siccome mi sono riportata da Londra una quantità di confezioni di thè e tisane che sarebbe sufficiente ad abbeverare tutti gli animali del Circo Orfei per una dozzina di anni), ritengo che sarebbe una buona abitudine bere almeno una tisana al giorno... ho scoperto che il thè verde stimola il metabolismo, che quindi brucia calorie più velocemente.
Vabbbbbbbbbbè.
Fingete di crederci almeno.



                   

3) Montgomery o non Montgomerty, questo è il problema.
Ogni anno, per lo meno io che mi destreggio tra due città, mi trovo davanti ad una scelta: acquistare un piumino, lungo, imbottito, di quelli che fanno calore solo a guardarli ma che spesso ti fanno sembrare la sorella dell'Omino Michelin, oppure concedersi un cappotto, decisamente più leggero, ma decisamente più freddo?
Insomma, devo decidere se stare al caldo o fare la figa.
E mi pare un dilemma indistricabile.
(Detto tra noi, ho già deciso che prenderò il cappotto. In realtà l'ho anche scelto: nero, bottoni classici a forma di corno, PennyBlack. Già lo amo).



                

4) Scarpe. la scelta più difficile dell'autunno riguarda le scarpe.
Passino gli stivali.
Passino le ballerine.
Le scarpe sono sempre un dilemma.
Cosa comprare prima?
Un tronchetto?
Modello sneakers?
O quelle con il cinturino che questo inverno sono destinate a spopolare?
Magari un paio con la zeppa?
E degli stivalitti con la pelliccetta ne vogliamo parlare?


               

5) Attendere i due grandissimi appuntamenti cinematografici... Venuto al Mondo, sul romanzo della Mazzantini e Breaking Down-parte due.
Le mie speranze in questo campo sono due: in primis, mi auguro fortemente che Venuto al Mondo mi faccia un effetto migliore di quello che ho avuto leggendo il libro, perchè a me i romanzi della Mazzantini sono sempre piaciuti e quindi trovo inaccettabile che questo non mi abbia fatto la stessa impressione. Spero di recuperare con il film.
Riguardo Breaking Down... ho buttato nel ***** nove euro (sì, nove euro, non mi sto sbagliando) per vedere il primo e l'ho passato contando i secondi che mi separavano dalla fine. L'unica cosa che mi ha tenuto ferma è stata la maxi porzione di pop-corn. CIOVVUOLDIRE che come minimo la seconda parte dovrà valere la bellezza di diciotto euro... francamente, la vedo dura.
Ma dopotutto, la speranza è l'ultima a morire.



Le immagini non sono mie, sono state prese da internet.

mercoledì 31 ottobre 2012

BLOG AWARD: the winner is...


BUONGIORNO E FELICE HALLOWEEN A TUTTI!!

Come vi ho anticipato qualche giorno fa, questo blog ha avuto l'immenserrimo piacere di vincere il premio intitolato "I RICORDI", conferitogli da Maritè (http://glamourmarite.blogspot.it/), che per questo si merita una valanga di abbracci e caramelle...(dopotutto è Halloween).



Ecco le regole:

- Nominare la creatrice del premio
---> http://themakeupworldofalittlefairy.blogspot.it/

- Inserire il banner

- Nominare 5 blogger

- Scrivere i primi 3 ricordi felici della vostra vita.

Indipercui, ora tocca a me premiare cinque blogger.
Le mie vincitrici sono loro...

#ViviConVivi (http://viviconvivi.blogspot.it/)
Per l'attenzione e la cura che dedica ad ogni post.

#Don't call me fashion blogger (http://www.dontcallmefashionblogger.com/)
Per la costanza nei post e l'originalità di ogni scelta.

#Elegance of luxury (http://eleganceofluxury.blogspot.it/)
Perchè è sempre un piacere leggere i suoi posts.

#Beauty Watchers (http://beautywatchers.blogspot.it/)
Perchè ha sempre ottime proposte e ottimi consigli.

#Live, Read, Love (http://livereadlove.blogspot.it/)
Perchè i suoi posts li leggo sempre con il sorriso sulle labbra.

I miei primi tre ricordi felici:

# Le serate trascorse insieme all'intera famiglia (nonni, bisnonni, zii, cugini, fratelli, genitori...!), quando insieme preparavamo frittelle per tutti.
 
#L'arrivo di Babbo Natale la notte della Vigilia.
 
#I miei amici.


Dunque... a quanto pare il mio dovere l'ho fatto e con grande piacere!
Un abbraccio sssssstregato a voi,

Martinilla


lunedì 29 ottobre 2012

Emmy Award e l'esplosione del giallo



 

No, non è un'illusione ottica.
Anche io quando ho visto per la prima volta questa immagine ci ho pensato, ma poi mi sono resa conto che, sfortunatamente, è tutto reale.
E mentre le mie pupille cercavano di adattarsi all'aura luminosa che questi abiti emanano, tentando di abituare la vista a tutta questa giallosità, il mio cervellino ha elaborato due tristi conclusioni:
- il limite tra "fantastico!" e "ridicolo!" non esiste;
- l'originalità e la scontatezza sono in pratica la stessa cosa.
Vediamo perchè.
 
Per quanto riguarda il primo punto, la confutazione della tesi è semplice. Provate a guardare ogni singolo abito e ditemi se riuscite ad evitare di emettere un invidioso "fantastico!" ad almeno uno di essi.
Impossibile.
Sono tutte fastidiosamente perfette.
Tutte fastidiosamente longilinee.
Tutte fastidiosamente luminose.
Tutte fastidiosamente gialle.
Cioè, guardando la foto, mi sono chiesta come sia stato possibile che non si siano vestiti tutti di giallo.
Perchè non iniziamo a vestirci tutti di giallo? Se l'effetto è questo, perchè non lo facciamo?
Bingo.
Perchè nel giro di un nanosecondo, il commento passerebbe da "fantastico!" a "ridicolo".
Per i comuni mortali il giallo è OUT. Il giallo è la criptonite del glamour, l'Anticristo della moda.
Se io mi infilassi uno a caso dei cinque vestiti di qui sopra, sembrerei la copia invecchiata di Lisa Simpson. Con gli occhiali, per giunta.
Per cui io mi limito a guardare il giallo da dietro lo schermo del mio adorato pc.
Mi limito ad invidiare costoro, abitanti del pianeta Hollywood, che possono permettersi un fottutissimo abito a sirena giallo evidenziatore continuando a sembrare magre come grissini.
E magari mi limito a mandarle silenziosamente a  quel paese.
 
Secondo punto, seconda tesi.
Vi solo una cosa: queste foto sono state fatte alla premiazione degli Emmy Awards 2012.
Ciò significa che sono state riprese dalla stessa serata.
Dallo stessa festa.
Dalla stessa ora.
Chiaro il concetto? Per evitare confusioni, lo rendo ancora più esplicito: agli Emmy 2012, sei sssssstars si sono presentate tutte ricoperte di giallo.
IN-SEI!
Ora, secondo voi, qual è l'obiettivo principale di una donna che decide di partecipare ad una delle premiazioni internazionali più famose della televisione?
Secondo me, è quello di attirare l'attenzione, di distinguersi per l'originalità, di essere ammirate per l'audacia della scelta.
Ma ora mi chiedo... dove cacchio sta l'originalità se SEI PERSONE hanno avuto la stessa idea?
Cacchio, io mi sento in imbarazzo quando mi ritrovo ad una cena e un'altra (stronza!) ha il mio stesso modello di jeans, figuratevi ritrovarsi con non una, ma sei, meravigliose (stronze!) che hanno tutte un appariscentissimo abito giallo canarino.
A quel punto, il premio originalità va a farsi benedire, lasciando il posto alla scontatezza più assoluta.
E ad un sano rodimento di ****!


Comunicazione di servizio!
Sono supermegastrafelice di comunicarvi che questo blog ha vinto il premio Blog Award: I Ricordi, conferitomi da Maritè (http://glamourmarite.blogspot.it/) che io ringrazio infinitissimamente!
Le regole prevedono che ora sia io a nominare cinque vincitrici... per sapere chi sono, rimanete sintonizzate!

venerdì 26 ottobre 2012

Palline di caviale...smaltate. Pupa Bubbles.

Esattamente ieri, ho capito di avere una strana forma di allergia- poca tolleranza- relativa sopportazione verso l'abonorme e sempre in crescita categoria delle cose inutili
Forse non ce ne rendiamo conto, ma le nostre case pullulano di oggetti che non servono ad un emerito cavolo, oggetti che per puro sbaglio hanno trovato collocazione su una mensola, su una libreria o più probabimente che sono stati sbattuti e risucchiati da cassetti o scatole, rubando spazio a ninnoli e ad altre stronzatelle che invece potrebbero avere una loro utilità sociale.
Invece no.
Un momento di sacra e necessaria nullafacenza, mi ha portato a questa conclusione: siamo circondati da cose inutili.
Inutili come lo scrub per i piedi.
Inutili come lo smalto amaro per evitare di mangiarsi le unghie (tutti quelli che conosco che lo hanno usato, mi hanno garantito che con questo smalto le unghie sono ancora più appetitose. Che schifo.).
I ciottoli Thun, il cui numero sulla mensola del soggiorno di mia madre cresce in modo esponenziale. Penso che i Thun siano il corrispondente dei conigli nel mondo animale.
Come gli ombretti gialli.
Come i cleenex dal profumo balsamico. Io quando ho il raffreddore non riesco a sentire neanche l'odore appestante del baccalà fritto della Vigilia di Natale, figurarsi quello balsamico di quei fazzolettini che di balsamico hanno solo la scritta sulla confezione.
Inutili come il perenne broncio di Kristen Stewart, come un libro a casa di renzo Bossi, come ferri da maglia nella maxibag di LadyGaga.
E mentre facevo queste considerazioni, bazzicando sul web, ho letto di un'importante anticipazione che, all'inizio, mi ha subito entusiasmata.
Si tratta di questo.
 
 

 
 
 
Carine, vero?
Chi ne ha già sentito parlare saprà che si tratta del nuovissimo smalto Bubbles di Pupa.
Non si trova ancora in commercio, la vendita è prevista da Novembre.
Ora io, che sono una patita degli smalti e di tutto ciò che ha a che fare con la manicure, nel momento in cui ho visto questa immagine sono letteralmente entrata in brodo di giuggiole.
Lo smalto a palline deve essere mio.
Perchè alla fine di questo si tratta: la caviar manicur, la cui moda sembra essere scoppiata da poco, consiste nella decorazione delle unghie attraverso minuscole palline.
Uno smalto che lascia uno strato di minuscole perline, figo no?
No.
Perchè qui casa l'asino.
La confezione in questione comprende due boccette: una contiente lo smalto di base, l'altro è un laptop.
MOMENTO!
Quindi questo cosa significa? Che le palline dovranno essere applicate manualmente? Una-alla-volta?
Io che non ho la pazienza di aspettare i quaranta secondi necessari a far asciugare un comunissimo smalto dovrei mettermi ad attaccare le palline una alla volta, come fosse un mosaico smaltato?
Stiamo scherzando?
Io spero che Pupa abbia una soluzione alternativa ed è proprio in virtù di questa speranza che voglio concedere a questo prodotto il beneficio del dubbio.
Dalle anticipazioni, infatti, non sono riuscita a capire se la tecnica della caviar manicur sia quella che ho dedotto io, oppure se esiste una qualche tecnica semplificativa che la Pupa ci rivelerà a tempo debito.
 
Mi auguro che sia così.
Anche perchè, altrimenti, non vedo perchè spendere tredici euro circa per delle palline decorative che un qualsiasi negozio di cinesi vende a cinquanta centesimi.
Attendo l'illuminazione.
 
Nel frattempo vi lascio gli altri colori.
Perchè se anche Pupa Bubbles potrebbe rivelarsi una potenziale inutilità, l'effetto finale è piuttosto simpatico.
 
 
 
 
 
 
 
 
 


martedì 23 ottobre 2012

Palloncini, borse e Custo.

Che delusione.
Che delusione abnorme.
Vi spiego. Oggi ho partecipato alla riapertura di un negozio Carpisa della mia città.
Moltro strategicamente, i proprietari hanno deciso di far coincidere la riapertura per il rinnovo del locale con la presentazione della nuova collezione Carpisa, nata dalla collaborazione con Custo Barcelona.
Premetto che a me lo stile di Custo non piace.
Troppi colori, troppo stampato, troppo eccentrico.
E allora che te frega se la collezione non è stata il massimo? vi starete chiedento.
E' perchè è una questione di principio, santa pazienza.
Secondo me Carpisa è un marchio che ha guadagnato con gli anni, che è partito zero, con borse che facevano cagare (bonjour finesse!) per arrivare ad un livello più elevato, con modelli che certamente non sono l'apice della bellezza ma che sicuramente sono al passo con i tempi.
E comprabili a prezzi umani, soprattutto.
Custo non sarà tra i miei marchi preferiti, ma resta comunque un gran nome.
E da un gran nome io mi aspetto borse spettacolari, borse che mi facciano venir voglia di acquistarle, borse che non mi stancherei mai di guardare.
Tutto fumo e niente arrosto: hanno pubblicizzato la riapertura del negozio per settimane, tutti ci eravamo preparati alla grande presentazione della collezioneconCusto! urlato ai quattro venti per giorni, all'inaugurazione c'erano palloncini a centinaia, giocolieri neanche fosse stata la festa patronale, animatore con tanto di microfono, buffet (stranamente pure ben fornito)... e poi che ti trovo?
Un misero scaffaletto con quattro borse che Custo, a mio avviso, non sanno neanche chi è.
Davvero io non ho parole.
Io spero che sia stata una (pessima) scelta dei nuovi proprietari e che questa pessima scelta sia dovuta al loro pessimo gusto nel fare gli ordini.
 
Niente, ci devo pensare.
Non so ancora se questa collezione mi convince in pieno.
Vedremo.