giovedì 21 marzo 2013

Il lato positivo

Ce l'ho fatta.
Tralasciando le peripezie varie che ho dovuto affrontare per andare a vedere questo film e di cui immagino non freghi assolutamente niente a nessuno, alla fine ce l'ho fatta.
Prima o poi, qualcuno mi dovrà spiegare per quale motivo la maggior parte dei cinema (per lo meno a Roma è stato così) non lo ha messo in programmazione.
"Il lato positivo", alias Silver Linings Playbook, è uscito nelle sale il 7 marzo. In realtà, sono stati pochi i cinema che lo hanno messo nella programmazione e quasi tutti "fuori mano".
Ma va bè, passi pure.
Sabato sera, alle 8meno un quarto (lo spettacolo era previsto per le 8e 10... orario di merda, sì) ero già in fila davanti al cordino rosso, con tanto di vaschetta di popcorn e bicchierone di cocacola.
L'anticipo che avevo mi ha permesso di analizzare la situazione e, senza molta sorpresa, mi sono resa conto che più passavano i minuti, più la fila si allungava. Forse l'unica cosa che mi ha stupito era l'età media, che sarà stata sui 50anni: di under trenta ne saremmo stati una quindicina.
Sala non troppo dispersiva, posti buoni, popcorn alla mano: c'erano tutti i presupposti per iniziare bene.
E difatti così è stato.
Non sapevo esattamente cosa aspettarmi da questo film. Lo descrivono come una commedia, cosa che francamente per me non è stata.
Più che altro, la "commedia" si ritrova nel modo di gestire una situazione che, per me, di comico non ha nulla.
E penso sia proprio questo il punto di forza del film: trattare con leggerezza un tema che di per sè, non fa ridere: Pat (Bradley Cooper), appena uscito da un istituto di mente, va a vivere dai genitori per riprendersi dall'esaurimento in cui è caduto dopo il tradimento della moglie. Tiffany (Jennifer Lawrence) è la giovane vedova di Tommy (chi cazzo è Tommy? direte voi. Bella domanda. Tommy non è nessuno, a malapena lo nominano due volte), anche lei in uscita da un momento di... ehm... confusione generale.
Ebbene, metteteli insieme a causa di un patto che hanno stretto e che permetterà a entrambi di ottenere  qualcosa a cui tengono (patto che ora non sto qua a spifferarvi altrimenti il film va a farsi benedire) e il film è fatto.
L'elemento di forza della storia sta nel fatto che sebbene possa sembrare a tratti paradossale, anche per via dello sfondo comico su cui la vicenda si basa, riflettendoci, è assolutamente possibile. Esasperata in certi momenti, certo, ma nulla toglie che possa verificarsi.
Standing Ovation per Bradley Cooper. Detto in tutta sincerità, è davvero davvero davvero davvero un peccato che si sia fatto fregare l'Oscar da sotto il naso. Anzi, a dirla tutta, credo che sarebbe stato più meritato da lui che da Jennifer.
OVVIO che con questo non voglio dire che lei non se lo sia meritato, ma dovendo scegliere, forse avrei preferito lui, quindi, fans di Jennifer, non agitatevi: io sono con voi.
Anche perchè io Jennifer-Grissino-Lawrence la premierei solo per i suoi cazzo di capelli fighissimi che mi fanno rodere dall'invidia ogni volta che la vedo.
E poi la parte della semi-psicopatica le esce che è una meraviglia.
Ecco, probabilmente, ho trovato esagerata la candidatura del Lato Positivo come miglior film.
Bello, piacevole, ben recitato, sì. Ma non ci allarghiamo.
I "Miglior Film" sono un'altra cosa.

giovedì 14 marzo 2013

Finalmente....siamo stati infinito!

Acciderbolina, non ho letto il libro prima di guardare il film e penso di aver fatto una grande, abnorme stratosferica cavolata.
Ma tant'è. Ormai è fatta.
Siccome non posso essere accorpata all'assurda schiera di coloro che accettano di leggere il romanzo dopo essersi già sputtanate la fine guardando il film, devo rassegnarmi.
Sto parlando di The Perks of being a Wollflower. O per la serie parla-come-mangi, Noi siamo infinito.
Ebbene, questo film per me è stato una via crucis vera e propria, lenta e dolorosa.
L'ho aspettato per mesi, resistendo alla tentazione di guardarmelo in lingua originale, con l'audio pessimo e le teste che passavano davanti allo schermo (perchè neanche a dirlo, in America il film è uscito mesi e mesi fa. Emma Watson aveva ancora i capelli corti, pensate un pò. Ora le saranno diventati pure bianchi con tutto il tempo che è trascorso).
Che dire... trama interessante.
Io di solito non sono un'amante di quei film mattonazzi che tentano di accozzare in un'ora e mezza di film una dozzina di casi sociali per dimostrare che al mondo non-esistono-solo-le-cose-belle.
"Noi siamo infinito" riesce, in effetti, ad associare più tematiche senza sfociare nella pretesa di risolvere il problema della fame nel mondo. Fly down, baby.
Film "serioso" sicuramente. Insomma, non portateci il ragazzino di dieci anni perchè altrimenti vi entra in stato depressivo prima dell'intervallo: il protagonista è Logan Percy Lerman, quindicenne che, come tutti i suoi coetanei, si trova a dover affrontare i problemi tipici della sua età. Nuova scuola, nuovi amici, famiglia complicata... MA NON E' TUTTO. Ora naturalmente, non sto qui a spiattellarvi gli oscuri segreti del giovine, sui quali tra l'altro è imperniata l'intera trama del film, come invece ha fatto quell'incapace di giornalista che ho beccato sul mio cammino e che con la sua maledetta recensione mi ha sminchiato il finale.
Stendiamo un velo pietoso.
Meritevoli di encomio sono anche Emma Watson e Ezra Miller.
Passi la Watson, ma non chiedetemi chi caspiterina sia Ezra Miller. Fino a prima che uscisse il film, l'unico Ezra che conoscevo era il belloccio di Pretty Little Liars e, fidatevi, non si somigliano per nada.
Sconvolta dal fatto di non aver mai sentito parlare del giovane Miller, mi sono recata alla Fonte (alias Wikipedia) per leggere la sua filmografia: ha partecipato a qualche film, ma non starò qui a riportarveli perchè sarebbe una perdita di tempo sia per me che per lui, dato che si tratta di film che sono più sconosciuti di lui.
Emma Watson è... Emma Watson. Che era brava lo sapevamo, è inutile stare qui a fare sviolinate su di lei, no?
Il film lo consiglio per due motivi: gli attori (non intendo solo i tre protagonisti, ma anche e soprattutto quelli di contorno) sono davvero in gamba; inoltre, si tratta di quel tipo di film che, senza essere una rottura di maroni, ti da uno spunto su cui riflettere.
Ti fa capire che ogni tanto, si deve uscire e guardare fuori dal cerchio.

Ovviamente, se questo tipo di ossevazioni non fanno per voi e volete andare al cinema per passare un paio di orette spensierate a farvi due risate... lasciate perdere: sarebbero otto euro buttati nel *****.


lunedì 25 febbraio 2013

The best of Academy Award 2013... ovvero: il meglio degli Oscar!

E va bene.
Non ce l'ho fatta a resistere fino alle cinque e mezza di questa mattina, ma vi giuro che al primo squillo della sveglia delle sette sono saltata giù dal letto per appurare chi fossero i vincitori della statuetta più ambita del mondo.
Francamente, non sono rimasta troppo stupita. Certo, forse immaginavo qualche premio in più per Lincoln.
E magari ci sono rimasta male per non aver visto Bradley Cooper vincitore nella categoria "miglior attore protagonista", senza allo stesso tempo poter negare che Day- Lewis se lo sia più che meritato.
Ma Anne Hathawey era una certezza.
Jennifer Lawrence era una certezza, sebbene molto vicina a lei ci fosse Jessica Chastain.
Purtroppo, sono rimasta indietro su molti dei film presentati, quindi non posso fare giudizi inerenti al film in sè (che comunque arriveranno).
Ma sicuramente possiamo farli su come i vvvvvvvips si siano presentati in quella che da sempre si considera "la notte più lunga dell'anno"...

Perchè è inutile che provate a negare.
Quelli che seguono sei ore di trasmissione appiccicati al televisore, con una flebo di caffè al braccio, fino alle cinque di mattina solo per vedere chi saranno i vincitori dei vari premi saranno circa 324 su 3174875826176.
Perchè tutti gli altri, gente, seguono gli Oscar per un semplice motivo: criticare, valutare, osannare, invidiare gli abiti delle dive.
E assistere a qualche eventuale capitombolo durante la consegna del premio (grazie Jen, per averci accontentato).

Ieri notte mi sono piacevolmente resa conto di come le scelte di quest'anno siano state abbastanza azzeccate. Certo, qualche stronzata anche stavolta è stata fatta, ma nel complesso le dive, o chi per loro, hanno avuto buon gusto.

Al fine di non rovinare l'aura di quelle che secondo me possono essere infilate nella categoria delle "meglio vestite" ho deciso di dividere il post in due parti: Best and Worse of Academy Award 2013.
Partiamo con il meglio.

Amanda Seyfried.
Sarà che a me Alexander McQueen piace, che ci posso fare? Abito lungo con strascico non esagerato, ricamato con perline che danno all'abito una bella luce.
Adoro l'abbottonatura dietro al collo: e basta con questi vestiti senza spalline! Ma sono l'unica ad essersi seriamente scocciata?

Un'altra che mi è molto piaciuta è stata Jennifer Lawrence in un abito di Dior.
Un abito imponente, di una che sa di avere un Oscar in tasca.
Se fossimo a scuola e dovessi darle un voto, le darei dieci pieno. E lode!
Ma... non siamo a scuola, quindi il dieci pieno se lo scorda, per due semplici motivi:
UNO. L'abito è bellissimo, ma manca solo il velo in teste e poi è pronta per l'altare. Abito bianco, gonna ampia che, diciamocelo, le è costata parecchio cara (vedi cappottone sulle scale) e acconciatura raccolta. Qualcuno provi a negare che questo non sia un abito da sposa.
DUE. Jen, ti sei messa un abito bianco gia al prenzo pre- Oscar, santo cielo, perchè non hai cambiato? O per lo meno, sapendo che alla premiazione ti saresti vestita di bianco, perchè non indossarne uno colorato al party del giorno prima? Avete decine di stilisti che vi rincorrono per vestirvi, la possibilità di scegliere tra 3213 modelli e colori e TU CHE FAI? Ti vesti per due giorni di seguito con due abiti simili.
Io proprio non  vi capisco.
Purtuttavia, considerando l'abito di per sè, non si può davvero negare che faccia la sua porca figura.






Le hanno soffiato l'Oscar da sotto il naso, quindi temo che il povero Versace sia stato stracciato con le unghie e con i denti una volta chiuso il sipario.
Jessica Chastain può sembrare una a cui sta bene tutto. E infatti, lo è.
Se ci pensate, è riuscita a rendere guardabile anche quel mostro di vestito a stampa floreale che portava al pranzo pre- Oscar.
Voglio dire, a questo punto, indossare un Versace a sirena con il fisico che si ritrova, è un gioco da ragazzi.





Ormai Prada le è rimasto nel cuore.
E francamente, è un bene.
L'abito color rosa cipria con incroci sul retro indossato da Anne Hathaway è un mix di eleganza e semplicità, dimostrazione di come non servono metri di organza per presenziare agli Oscar.
Sulla collana non so prendere posizione: è un incrocio tra la classica tamarrata e la genialità dell'accessiorio.
Valuterò.



E dulcis in fundo, Jane Fonda.
Non potevo non menzionarla. NON POTEVO.
Ditemi voi se una signora che ha sett'anni suonati, che si presenta agli Academy Award con un abito GIALLO LIMONE di Versace e lo indossa con quella classe e con quella sicurezza, poteva non essere menzionata tra le best dressed. Avanti, ditemelo. Ditemelo, se non è la "divezza" fatta persona.
E sottolineo... una qualsiasi trentenne con lo stesso abito sarebbe stata sbattuta fuori dal Dolby Theatre a calci nel culo.
Giallo limone... mi scendono le lacrime, davvero.


E degli Oscar 2013, questo è stato il meglio.
Ora, aspettatevi il peggio.




Ovviamente, le immagini non sono mie. Sono state trovate su internet.

giovedì 17 gennaio 2013

Il nuovo fantasy: Hunger Games


Eh, lo so cosa starete pensando.
"Ma Hunger Games è uscito a maggio dello scorso anno!".
Lo so, lo so, ma dovete perdonarmi.
Perchè sebbene siano trascorsi più di sei mesi dall'uscita del film, io ne ho scoperto l'esistenza, o meglio, mi sono degnata di prenderlo in considerazione (perchè comunque ammetto di averne sentito parlare parecchio) soltanto durante queste ultime vacanze natalizie.
Ora, l'approccio con questo nuovo sfornatore di money l'ho avuto con il libro.
Chi lo ha letto o comunque ne ha sentito parlare, sa bene che la storia è ambientata in un indefinito periodo post apocalittico, in cui un governo- desposta organizza annualmente dei "giochi" a cui sono obbligati a partecipare giovani estratti a sorte.
E la mia descrizione si ferma qui, considerando che odio a morte chiunque scriva articoli- post- recensioni nascondendoci dentro spoiler che vanno inevitabilmente a fregare l'intero finale. Dopo anni di ostinate ricerche su trame e simili, mi sono accorta che questo scherzetto talvolta lo fa anche Wikipedia.
Comunque, bando alle ciance. Ora non sto qui a recensire il libro, che nel complesso, nonostante abbia uno stile semplice (forse pure troppo) riesce a mantenere alto l'interesse del lettore (in più adoro il trucchetto dell'autrice che fa finire ogni capitolo con una rivelazione- fatto- imprevisto sssssconvolgente).
Il film.
Ebbene, tocca ammettere che la trasposizione cinematografica di questo ramanzo abbia avuto un successo indescrivibile a detta di tutti.
A detta di tutti coloro che non vivono in Italia, oserei aggiungere, dato che non mi pare che qui ne abbiano fatto una pubblicità esagerata. Anzi.
Purtroppo temo che Hunger Games- il film sia esattamente la dimostrazione di come le trasposizione cinematografica non riesca ad eguagliare il libro.
Se Harry Potter e i Doni della morte ci ha insegnato che la storiella degli Horcruxes era incomprensibile per chi  non avesse letto il libro, Hanger Games ci insegna che è addirittura assolutamente inutile andare a vedere il film senza aver letto il romanzo.
Questo accade per un banalissimo motivo: il libro è narrato dal pov di Katniss, la protagonista e metà della storia è costruita esclusivamente sui suoi pensieri.
Quindi la domanda è: come ha fatto lo sceneggiatore o chi di dovere a trasformare in film i pensieri di Katniss?
Non l'ha proprio fatto, per l'appunto.
Tagliata la testa al toro.
Tagliata la testa al film, oserei dire io.
Ed è un peccato, perchè torno a ripetere... l'idea del film è originale e carina (certo metto le mani avanti: nel libro ci sono dei punti in cui si sprofonda nei profondi meandri della banalità, ma non si sa come, l'autrice riesce sempre a recuperare).
Molte cose non sono spiegate, non possono essere comprese. Ci sono dei passaggi del libro che secondo me dovrebbero essere riportati, perchè spiegano il perchè di certi comportamenti dei personaggi.
Invece no.
Risultato: la protagonista femminile appare come una specie di stronza insensibile, a tratti rompicoglioni e vagamente manesca; il protagonista maschile è quello che dalle mie parti viene chiamato "ragazzo tappetino" perchè, non si sa come, riesce sempre a fare la figura dello sfigatello. Ma questo non si può cambiare, perchè nel libro ha esattamente la stessa parte (sì, trovo che l'autrice non sia stata generosa con lui. Povero ciccio).
In sostanza... non voglio sconsigliare il film perchè dopotutto se ne vedono di ben peggiori; ora non sto qui a farvi un esempio perchè potrei non riuscire a fermarmi, ma vi basta pescare a caso nel cilindro dei film italiani e avete un'alta possibilità di beccare una sola. Quello che consiglio è di leggere prima il libro, se mai vi venisse lo schiribizzo di guardarlo.

Now, now, now.
I personaggi.
Mi pare inutile farveli conoscere attraverso le foto della premiere del film, dato che c'è stata - in termini cinematografici- secoli fa.
Purtuttavia, siamo fortunati perchè cascano a fagiolo le immagini della recente cerimonia dei Golden Globes, a cui Jennifer Lawrence, che interpreta Katniss Everdeen, ha partecipato vincendo il premio come miglior attrice protagonista e assicurandosi un biglietto diretto agli Oscar 2013 (capito, la ragazza?)

Ta daaaaaaaaaan! Eccola qua.



Cara, ti sarai pure presa un Golden Globes, ma il vestito ----> O_O.
Occhei è un Dior Couture.
Occhei evidenzia il tuo vestito da vespa.
Ma... che diavolo di colore è? Rosso fragola?
No, dai no. Stona persino con il rosso del tappeto.
Che poi... questa tipa qui ha l'immensa fortuna di rientrare in quel fortunatissimo gruppo di ragazze che PARADOSSALMENTE risultano meglio struccate che con il più impeccabile dei make up (odiamole in silenzio).
E allora perchè sti occhi così cerchiati, perchè?
E basta con i sorrisi così forzati, Jen. Hai vinto un Golden Globes... ESERCITATI A SEMBRARE VERA!

E poi ci sta Peeta, il protagonista maschile, interpretato da Josh Hutcherson.
Lui.



"Ahhhhhhhhhhh, lui!" direte voi.
Sì, lui.
Quello che ha fatto... quel film. In cui ha interpretato... mhm... quel personaggio, sì.
Insomma, un famoso sconosciuto.
Tutti lo conoscono ma nessuno saprebbe riportare il titolo di un suo film (senzaguardaresuwikipedia, non si bara!).
Sul look in questo caso, c'è poco da dì: il vestito da pinguino va sempre di moda.



venerdì 23 novembre 2012

Noi siamo infinito... nel vero senso della parola

In realtà volevo aspettare a postare questo post, perchè avrei preferito fare un tutt'uno con la recensione del film.
Invece no, perchè il fato ha intralciato i miei piani.
Il film di cui sto parlando è THE PERKS OF BEING A WALLFLOWER, il cui titolo italiano sarà Noi Siamo Infinito.
Parlo al futuro per il semplice fatto che sebbene il film negli Stati Uniti sia uscito già da un paio di mesi, in Italia arriverà tra fine dicembre- inizio gennaio.
Forse. Considerato che l'uscita italiana era stata inizialmente fissata per il 3 ottobre-posticipata al 26 novembre-postposticipata a dicembre, mi ritengo giustificata se, francamente, nutro dei dubbi sull'uscita di gennaio.
Ma d'altra parte, se noi "siamo infinito", un mese in più o un mese in meno, non dovrebbe fare molta differenza.

Anzi, per quanto mi riguarda, ormai vedere il film è un particolare quasi irrilevante: leggendo un articolo sulla prima di Los Angeles, mi sono ritrovata spiattellata davanti agli occhi l'intera trama del film, riassunta in quattro semplici punti e prima che il mio cervelletto riuscisse a razionalizzare il tutto, il finale del film è scorso sotto il mio sguardo in poche accurate parole.
Questo ha generato in me un odio profondo verso i giornalisti incapaci che come minimo dovrebbero imparare il concetto di SPOILER, porco cane, se vogliono scrivere in ambito cinematografico.
Soprattutto se il film non è ancora uscito, miseriaccia!

Dicevo... prima che l'articolista incapace stimolasse in me la voglia malsana di prenderlo a calci, stavo guardando delle foto sulla prima del film, tenutasi a Los Angeles a metà settembre.
Questo è il risultato della mia ricerca:




Il vestito lo trovo bellissimo. Di Giorgio Armani, lungo a balze larghe.
Noto con un certo dispiacere che il colore avorio sta avendo un discreto successo ultimamente.
Poveri noi.
Dunque ripeto, il vestito è bello ma secondo me inadatto a chiunque abbia meno di quarant'anni. Da ciò che mi risulta, Emma Watson ne ha ventidue, quindi sfora di almeno vent'anni.
Emma, santo cielo, stai alla prima di un film che è TOTALMENTE incentrato sulla giovinezza, sull'adolescenza, sul passaggio bambino- adulto e quindi si presume che tu sia stata scelta per la tua giovinezza e freschezza.
E allora perchè? Perchè?
Perchè un vestito con i cristalli, lungo fino ai piedi, Emma, perchè?
Neanche Gina Lollobrigida li porta più, ormai.
Non ti potevi far prestare un abitino da adolescente ribelle da Kristen Stewart? Ne ha talmente tanti che uno adatto a te lo avremmo trovato sicuramente.
Anzi, visto che siamo in ambito, non ci sarebbe stata male neanche una "spettinata" dal parrucchiere personale di Kristen, dato che l'acconciatura a leccata di vacca nun se pò guardà.
Ah, ma ripeto: l'abito è bellissimo.



Eccone n'altra.
In questo caso la situazione è ancora peggio: per lo meno, l'abito di Emma Watson lo trovo solo inadatto alla situazione; questo di Nina Dobrev oltre ad essere inadatto è anche mostruoso.
Coprispalle di pizzo rosso?
Penso che al massimo, ma proprio per essere buona, lo avrei tollerato alla presentazione di Moulin Rouge, tanto per rimanere in tema.
Volgare. Questa è la prima parola che mi viene in mente per descrivere questo vestito.
L'abito è di Reem Acra, di un rosso fragola- pomodoro- Babbo Natale.
Volgare nel pizzo rosso, volgare nella scollatura troppo costretta... No.
Non c'è giustificazione a tutto ciò.
E come se lo sfacelo non fosse già abbastanza devastante, Nina ci ha messo quelle scarpe.
QUELLE-SCARPE.
Va bè, Nina... vuoi essere distrutta, allora.
Quelle scarpe la prossima volta lasciale indossare a tutta nonna e per favore, perfavoreperfavoreperfavore, spendi qualche minuto a farti una pedicure.
A mettere una passata di smalto non ce ne vorranno più di due.

giovedì 22 novembre 2012

Venuto al mondo- PROMOSSO!





L'ho aspettato per mesi.
Con una certa ansia, se devo dire la verità.
Ansia da preoccupazione, non ansia da attesa, badate bene.
Trama complicata, ambientazione complicata, personaggi complicati... mi chiedevo quale sarebbe stato il risultato di un film così strutturalmente complesso.
Considerando gli orrori natalizi che troviamo sotto l'albero ogni anno, penso di essere giustificata se parto prevenuta. Dopo aver visto Natale a Miami\Singapore\Washington\Nuova Deli\Palma di Mallorca\San Marino, sfido a trovare qualcuno che non lo faccia.
E quindi, mi cospargo il capo di cenere e ammetto che anche in questo caso mi aspettavo un grandissimo sfacelo.
Ero già psicologicamente pronta, davvero.
Invece, tenete a mente queste parole perchè non è frequente che io le pronunci, mi sono dovuta ricredere.
Centoventisette minuti e non sentirli.
Centoventisette minuti di amore, morte, dolore e strazio.
E di nuovo amore.

Non avrei mai pensato di dirlo, ma a quanto pare il cinema italiano non è ancora morto.

domenica 18 novembre 2012

RED CARPET- Breaking Dawn, parte 2

No, non sono qui per fare spoiler, tranquilli.
Anche perchè non ho ancora avuto il (si spera) piacere di vederlo questo film.
In ogni caso, avendo letto il libro, so bene che anche se avessi voluto, considerata la trama, c'è poco da spolierare.
Ma non sono qui per fare polemica sulla trama inesistente del libro, quanto piuttosto fare delle riflessioni con voi su quelli che sono stati gli outfits scelti da coloro che sono sicuramente i protagonisti indiscussi della settimana.

Los Angeles, premiere americana dell'ultimo episodio  della saga di Twilight, evento che indiscutibilmente, tra critiche e consensi ha interessato milioni di fan.
Quindi, considerando che nel bene e nel male è un evento che attira gente da tutto il mondo, che produrrà milioni di fotografie, centinaia di articoli... sapendo che miliardi di occhi si poseranno su di voi allora perchè, DI GRAZIA, vi presentate conciati così?



Per un attimo, guardando l'immagine mi sono chiesta se Google non mi avesse rifilato per sbaglio una foto del Carnevale di Rio.
Ma poi, ci ho riflettutto e mi sono resa conto che la situazione è in realtà meno grave di quanto sembri.
Passi il grigio su grigio di Taylor Lautner. Anche se sarebbe più opportuno parlare di grigio su grigio, su grigio (della cinta), su grigio (della cravatta), su grigio (delle scarpe).
Ora, ammetto di essere un pò prevenuta, perchè sicuramente non sono una sostenitrice del tinta su tinta, ma davvero, le scarpe dello stesso colore di tutto il resto non lo posso sopportare.
Perchè le ho analizzate e mi ci giocherei tutto il patrimonio in smalti che possiedo che quelle scarpe sono grigie.
Nel complesso non si può dire che stia male, insomma. L'unica cosa è che mi ricorda mio nonno al matrimonio dei miei genitori e francamente, non so se per lui questo possa essere una cosa tanto positiva.
Kristen Stewart. Diciamo che Kristen ad ogni prima cinematografica riesce sempre a stupirmi.
Negativamente, certo.
Anche stavolta mi ha stupito: ho dovuto trattenere un gridolino di sorpresa quando ho notato che non era fasciata nel solito miniabito pailettato, con i capelli scomposti e l'aria sfatta.
Stavolta aveva un abito lungo.
Ooooh!
Ed era pettinata.
Ooooh!
Che poi ammettiamolo... l'abito è anche bello, di Zuhair Murad, effetto nudo.
Ecco, magari pure troppo nudo. Se si fosse presentata in bikini più o meno la quantità di pelle visibile sarebbe stata la stessa.
Per descrivere questo abito, più che di inserti trasparenti parlerei di inserti NON TRASPARENTI.
Mi sembra che sia più adeguato.
Ah, tra l'altro: per una volta che la pettinano, penso proprio che avrebbero potuto fare uno cavolo di sforzo in più e legarle quei capelli in un'acconciatura non troppo rigida che sdrammatizzasse un pò anche l'abito.

Un'altra che si dovrebbe tagliare i capelli è la Meyer.
Ma dico, perchè certe donne non si rendono conto che la chioma alla Raperonzolo dopo i trent'anni è out?
Non vi ha insegnato niente Marta Marzotto?
Meyer, per cortesia, hai anche il viso tondeggiante, un carrè sulle spalle ti starebbe un amore, perchè non ci fai tutti felici? E anche una frangia non guasterebbe, grazie.
Ora, ho iniziato con i capelli perchè sul vestito ci starebbero così tante cose da dire che potrei rimanere qui fino al trentennale di Twilight.
Ma come ti è venuto in mente? Ma che è?
Te lo hanno prestato i Volturi quel completo?
No, scherzi a parte, io mi chiedo sinceramente come si faccia a scegliere una cosa del genere. E se non lo ha deciso lei, come hanno potuto farle una cosa simile?
Meyer, ma io dico: fai tanto la giovane sprint con i capelli lunghi e al vento e poi mi ti presenti con una casacca nera che anche Morticia Addams esiterebbe ad indossare.
Inguardabile.
Inguardabile la casacca, con quel cinturone senza senso sulla vita.
Inguardabile la fantasia della gonna, modello Prozia. Da parte di madre.
Inguardabile il colore: siamo alla Premiere del tuo ultimo film... e prendiamocelo con un abito memorabile il momento di gloria, no?
E dulcis in fundo, la chicca.
Rob, parliamoci chiaro: so che è quasi Natale e che siamo in tempo di crisi, ma riciclare l'abito da elfo di Babbo Natale mi sembra un tantino esagerato.
Ma che è, di plastica?
Ma poi che colore di merda è?



Sì, lo so bene che questo è l'inverno del "verde sottobosco- foresta-giungla di Tarzan", ma nulla toglie che faccia comunque cagare. In più, non so se sia una mia impressione ma mi sembra che Pattinson ultimamente abbia perso un pò della sua verve.
Quindi, il minimo indispensabile che mi pare gli occora è una decina di lampade e una bella dormita.
E anche una denuncia al suo parrucchiere non guasterebbe.

Insomma, gira e rigira, quella che ne esce meglio, secondo me, in questa premiere è proprio Kristen Stewart.
Non so se vi è chiara la gravità della situazione.

giovedì 8 novembre 2012

The new elegance

Nel Settecento, nulla era più elegante di un viso pulito, naturale, classico, evocativo della pura bellezza greca.
Nel periodo barocco, l'eleganza si ritrova nella capacità di gestire gli sfavillanti balli borghesi.
Con l'avvento del Novecento, l'eleganza si rinviene nella sinuosità di una camminata su un tappeto rosso, in un aggrazziato passo di Twist, in un'acconciatura, in un gioiello non ostentato.
E quindi mi chiedo... dove sta l'eleganza nel 2012?
Cosa è elegante, se i visi naturali non esistono più?
Se i giri di Twist si sono trasformati in danze forsennate su un cubo, se le passerelle hollywoodiane sono diventate una gara a chi esce meglio nelle foto, se le raffinate acconciature degli anni venti hanno lasciato il posto alle creste viola, se i gioielli sono utilizzati nel più pacchiano dei modi?

Facendo un resoconto mentale, mi sono davvero impegnata a cercarla questa eleganza.
E l'ho trovata, cosa credete.
Noi, signori del ventunesimo secolo, l'eleganza ce la mangiamo.
Sì, sì. Avete capito bene.
Forse è perchè l'eleganza non la ritroviamo più in quelle che sono state da sempre le pietre miliari della bellezza, e quindi sentiamo il bisogno di aggiungere un tocco di eleganza alla nostra quotidianità, scegliendo altre vie.
E cosa ci lega alla quotidianità più del cibo?



Probabilmente è proprio perchè in questo momento storico, tra crisi economiche e sociali, che la ricerca della bellezza e dell'eleganza vera è giustamente passata in secondo piano.
Ma restano le piccole cose.



E non so voi, ma a me bere un thè con le amiche in una bella tazza, ricevere un pasticcino al posto di un fiore, fare colazione con un cupcake fa stare bene.
Non sarà il massimo della "chiccheria".
Ma è sicuramente un dolce balsamo per l'anima.
E forse per ora va bene così.

mercoledì 7 novembre 2012

The Wedding Party...senza wedding.

Erano mesi che lo aspettavo.
Sapevo di lui ancora prima che il suo titolo venisse tradotto in italiano.
Avendo una fissazione malsana per tutto ciò che ha a che fare con matrimoni, feste di fidanzamento, abiti da sposa, cerimonie, confetti e fiori bianchi, non ho potuto fare a meno di aspettare in modo imbarazzantemente impaziente l'uscita del film The Wedding Party- Un matrimonio con sorpresa.
Naturalmente, essendo un'esperta, ero ben consapevole del fatto che questo film sarebbe stato un degno membro della C.I.A. (commedia idiota americana).
E difatti, vi assicuro che non ha deluso le aspettative -che comunque non erano particolarmente alte.

Innanzitutto, la lettura di questo post, da questo momento in poi, è riservata solo a coloro che hanno già visto il film o che non hanno alcuna intenzione di vederlo, perchè potreste imbattervi in informazioni spoilereggianti.
Lettori avvisati, mezzi salvati.
Dunque, la prima cosa che ho pensato alla fine del film è stata questa: "Il trailer mi ha fregato".
Guardando il minuto e mezzo di trailer, infatti, avevo avuto l'impressione che la trama sarebbe stata più o meno così: trio di amiche, capeggiate da leader bionda un pò stronzetta, decide di rovinare il matrimonio di una loro compagna di liceo, un pò più cicciottella e meno Miss delle altre tre, per avuto l'ardire di fidanzarsi prima della suddetta leader bionda stronzetta.
Bè...NON E' COSI'!
In realtà sembra quasi che la bionda stronza (leggermente sociopatica e con manie di controllo) sia l'unica ad impegnarsi affinchè il matrimonio non vada a rotoli. In uno stato  di momentanea incapacità di intendere e di volere le tre ragazze, vittime innoceeeeenti degli effetti rallegranti del troppo champagne, strappano il vestito della sposa: da lì l'odissea per cercare di riparare il danno.

Per sintetizzare la mia opinione sul film, vi lascio quelle che sono state, sul momento, le mie impressioni.

1) Kristen Dunst è perfetta per la parte della snob altolocata con la puzza sotto al naso.
Non c'è niente da fare, questo suo talento è innegabile: dalla spocchiosità della Emily di Piccole Donne, all'altezzosa antipatia del suo personaggio in Mona Lisa Smile, per arrivare al ruolo di damigella in The Wedding Party, si capisce che questo carattere che le hanno cucito addosso non le sta affatto male.
Francamente, non so se sia una cosa positiva.

2) Isla Fisher for President.

3) Le spose americane, da quello che emerge dai film, si dovrebbero preoccupare più dell'abito (che puntualmente fa pietà: nel caso in questione il vestito è qualcosa di semplicemente aberrante) che di tutte le sciocchezze di contorno.
Vedi la "cena di prova".
Ora qualcuno mi spieghi qual è il senso della CENA DI PROVA.
A che cavolo serva? Che devi "provare" il giorno prima del matrimonio?
Devi imparare come si usano le posate? Da che verso bisogna iniziare ad usarle?
Questi Americani non li capirò mai.

4) Nel soggiorno della casa della sarta che proverà a ricucire il vestito c'è un quadro uguale a quello che hanno i miei nonni in cucina.
Giuro.
E la cosa mi ha lasciato abbastanza sotto shock.

5) O forse non so se uno shock maggiore me lo abbia procurato l'improvvisa apparizione di un'attrice che sulle prime mi è sembrata familiare e che poi ho capito si trattava della ragazza che in Gossip Girl interpreta Lola-Charlie-nipote di Lily-o come volete chiamarla.
Lo shock è dovuto al fatto che nella sua apparizione di 28 secondi, pronuncia più parole (circa sette) di quante ne abbia dette in una intera stagione di Gossip Girl.

6) Già non sono tollerabile otto-nove damigelle.
Se poi sono pure vestite color crema-avorio-bianco sporco e simili... non agigiungo altro.

7) Qualcuno mi dica come fare per avere i capelli di Isla Fisher.

Insomma, il film per quanto riguarda la trama non è il massimo dell'originalità, ma non si può negare che ci siano alcune scene divertenti.
Ma dopotutto, si tratta pur sempre di una C.I.A. ... cosa mi aspettavo?


sabato 3 novembre 2012

Aspettando Dicembre




Mese nuovo, vita nuova.
Mi sono sempre chiesta perchè mai i buoni propositi debbano essere riservati solo all'anno nuovo.
E visto che Novembre è essenzialmente un mese inutile, quale migliore occasione per una lista di necessari to do?
Chissene frega di Novembre quando tra trenta giorni avremo Dicembre?
Allegria natalizia, Panettoni, decorazioni e luci, chilate di glitter dorato OVUNQUE, cenoni, tombolate con gli amici, vacanze natalizie, outifts nuovi e giustidicati, Mariah Carey che canta Jigle Bells Rock a tutte le ore del giorno...insomma, devo continuare?
Date queste premesse, ho deciso di far diventare Novembre un mese socialmente utile, ponendomi alcuni obblighi buoni propositi che vedrò di rispettare quanto meglio posso (sì, sto mettendo le mani avanti!).



1) Il cambio di stagione definitivo.
Sì perchè ormai mi tocca arrendermi al freddo: tirare fuori pullover, golfini e simili uno-alla-volta non serve più. Non so da voi, ma qui da me c'è già un maledetto freddo che stordisce, che fa rabbrividire, che intorpidisce la faccia.
Lo adoro.
Adoro questa parte dell'anno, adoro stringermi attorno uno sciarpone di lana, indossare i miei amati cappelli, sentire la morbidosità dei golfini di cashmire sulla pelle.
Sono deviata, lo so.
Ma se toccasse a me scegliere se avere dodici mesi di freddo o dodici di caldo, cari amanti dell'estate sareste fottuti.

                       


2) Preparare il mio organismo ad accogliere tutti i grassi saturi, tossine e quant'altro per le Feste del prossimo mese. Siccome non sono una sprovveduta (...e siccome mi sono riportata da Londra una quantità di confezioni di thè e tisane che sarebbe sufficiente ad abbeverare tutti gli animali del Circo Orfei per una dozzina di anni), ritengo che sarebbe una buona abitudine bere almeno una tisana al giorno... ho scoperto che il thè verde stimola il metabolismo, che quindi brucia calorie più velocemente.
Vabbbbbbbbbbè.
Fingete di crederci almeno.



                   

3) Montgomery o non Montgomerty, questo è il problema.
Ogni anno, per lo meno io che mi destreggio tra due città, mi trovo davanti ad una scelta: acquistare un piumino, lungo, imbottito, di quelli che fanno calore solo a guardarli ma che spesso ti fanno sembrare la sorella dell'Omino Michelin, oppure concedersi un cappotto, decisamente più leggero, ma decisamente più freddo?
Insomma, devo decidere se stare al caldo o fare la figa.
E mi pare un dilemma indistricabile.
(Detto tra noi, ho già deciso che prenderò il cappotto. In realtà l'ho anche scelto: nero, bottoni classici a forma di corno, PennyBlack. Già lo amo).



                

4) Scarpe. la scelta più difficile dell'autunno riguarda le scarpe.
Passino gli stivali.
Passino le ballerine.
Le scarpe sono sempre un dilemma.
Cosa comprare prima?
Un tronchetto?
Modello sneakers?
O quelle con il cinturino che questo inverno sono destinate a spopolare?
Magari un paio con la zeppa?
E degli stivalitti con la pelliccetta ne vogliamo parlare?


               

5) Attendere i due grandissimi appuntamenti cinematografici... Venuto al Mondo, sul romanzo della Mazzantini e Breaking Down-parte due.
Le mie speranze in questo campo sono due: in primis, mi auguro fortemente che Venuto al Mondo mi faccia un effetto migliore di quello che ho avuto leggendo il libro, perchè a me i romanzi della Mazzantini sono sempre piaciuti e quindi trovo inaccettabile che questo non mi abbia fatto la stessa impressione. Spero di recuperare con il film.
Riguardo Breaking Down... ho buttato nel ***** nove euro (sì, nove euro, non mi sto sbagliando) per vedere il primo e l'ho passato contando i secondi che mi separavano dalla fine. L'unica cosa che mi ha tenuto ferma è stata la maxi porzione di pop-corn. CIOVVUOLDIRE che come minimo la seconda parte dovrà valere la bellezza di diciotto euro... francamente, la vedo dura.
Ma dopotutto, la speranza è l'ultima a morire.



Le immagini non sono mie, sono state prese da internet.

mercoledì 31 ottobre 2012

BLOG AWARD: the winner is...


BUONGIORNO E FELICE HALLOWEEN A TUTTI!!

Come vi ho anticipato qualche giorno fa, questo blog ha avuto l'immenserrimo piacere di vincere il premio intitolato "I RICORDI", conferitogli da Maritè (http://glamourmarite.blogspot.it/), che per questo si merita una valanga di abbracci e caramelle...(dopotutto è Halloween).



Ecco le regole:

- Nominare la creatrice del premio
---> http://themakeupworldofalittlefairy.blogspot.it/

- Inserire il banner

- Nominare 5 blogger

- Scrivere i primi 3 ricordi felici della vostra vita.

Indipercui, ora tocca a me premiare cinque blogger.
Le mie vincitrici sono loro...

#ViviConVivi (http://viviconvivi.blogspot.it/)
Per l'attenzione e la cura che dedica ad ogni post.

#Don't call me fashion blogger (http://www.dontcallmefashionblogger.com/)
Per la costanza nei post e l'originalità di ogni scelta.

#Elegance of luxury (http://eleganceofluxury.blogspot.it/)
Perchè è sempre un piacere leggere i suoi posts.

#Beauty Watchers (http://beautywatchers.blogspot.it/)
Perchè ha sempre ottime proposte e ottimi consigli.

#Live, Read, Love (http://livereadlove.blogspot.it/)
Perchè i suoi posts li leggo sempre con il sorriso sulle labbra.

I miei primi tre ricordi felici:

# Le serate trascorse insieme all'intera famiglia (nonni, bisnonni, zii, cugini, fratelli, genitori...!), quando insieme preparavamo frittelle per tutti.
 
#L'arrivo di Babbo Natale la notte della Vigilia.
 
#I miei amici.


Dunque... a quanto pare il mio dovere l'ho fatto e con grande piacere!
Un abbraccio sssssstregato a voi,

Martinilla


lunedì 29 ottobre 2012

Emmy Award e l'esplosione del giallo



 

No, non è un'illusione ottica.
Anche io quando ho visto per la prima volta questa immagine ci ho pensato, ma poi mi sono resa conto che, sfortunatamente, è tutto reale.
E mentre le mie pupille cercavano di adattarsi all'aura luminosa che questi abiti emanano, tentando di abituare la vista a tutta questa giallosità, il mio cervellino ha elaborato due tristi conclusioni:
- il limite tra "fantastico!" e "ridicolo!" non esiste;
- l'originalità e la scontatezza sono in pratica la stessa cosa.
Vediamo perchè.
 
Per quanto riguarda il primo punto, la confutazione della tesi è semplice. Provate a guardare ogni singolo abito e ditemi se riuscite ad evitare di emettere un invidioso "fantastico!" ad almeno uno di essi.
Impossibile.
Sono tutte fastidiosamente perfette.
Tutte fastidiosamente longilinee.
Tutte fastidiosamente luminose.
Tutte fastidiosamente gialle.
Cioè, guardando la foto, mi sono chiesta come sia stato possibile che non si siano vestiti tutti di giallo.
Perchè non iniziamo a vestirci tutti di giallo? Se l'effetto è questo, perchè non lo facciamo?
Bingo.
Perchè nel giro di un nanosecondo, il commento passerebbe da "fantastico!" a "ridicolo".
Per i comuni mortali il giallo è OUT. Il giallo è la criptonite del glamour, l'Anticristo della moda.
Se io mi infilassi uno a caso dei cinque vestiti di qui sopra, sembrerei la copia invecchiata di Lisa Simpson. Con gli occhiali, per giunta.
Per cui io mi limito a guardare il giallo da dietro lo schermo del mio adorato pc.
Mi limito ad invidiare costoro, abitanti del pianeta Hollywood, che possono permettersi un fottutissimo abito a sirena giallo evidenziatore continuando a sembrare magre come grissini.
E magari mi limito a mandarle silenziosamente a  quel paese.
 
Secondo punto, seconda tesi.
Vi solo una cosa: queste foto sono state fatte alla premiazione degli Emmy Awards 2012.
Ciò significa che sono state riprese dalla stessa serata.
Dallo stessa festa.
Dalla stessa ora.
Chiaro il concetto? Per evitare confusioni, lo rendo ancora più esplicito: agli Emmy 2012, sei sssssstars si sono presentate tutte ricoperte di giallo.
IN-SEI!
Ora, secondo voi, qual è l'obiettivo principale di una donna che decide di partecipare ad una delle premiazioni internazionali più famose della televisione?
Secondo me, è quello di attirare l'attenzione, di distinguersi per l'originalità, di essere ammirate per l'audacia della scelta.
Ma ora mi chiedo... dove cacchio sta l'originalità se SEI PERSONE hanno avuto la stessa idea?
Cacchio, io mi sento in imbarazzo quando mi ritrovo ad una cena e un'altra (stronza!) ha il mio stesso modello di jeans, figuratevi ritrovarsi con non una, ma sei, meravigliose (stronze!) che hanno tutte un appariscentissimo abito giallo canarino.
A quel punto, il premio originalità va a farsi benedire, lasciando il posto alla scontatezza più assoluta.
E ad un sano rodimento di ****!


Comunicazione di servizio!
Sono supermegastrafelice di comunicarvi che questo blog ha vinto il premio Blog Award: I Ricordi, conferitomi da Maritè (http://glamourmarite.blogspot.it/) che io ringrazio infinitissimamente!
Le regole prevedono che ora sia io a nominare cinque vincitrici... per sapere chi sono, rimanete sintonizzate!

venerdì 26 ottobre 2012

Palline di caviale...smaltate. Pupa Bubbles.

Esattamente ieri, ho capito di avere una strana forma di allergia- poca tolleranza- relativa sopportazione verso l'abonorme e sempre in crescita categoria delle cose inutili
Forse non ce ne rendiamo conto, ma le nostre case pullulano di oggetti che non servono ad un emerito cavolo, oggetti che per puro sbaglio hanno trovato collocazione su una mensola, su una libreria o più probabimente che sono stati sbattuti e risucchiati da cassetti o scatole, rubando spazio a ninnoli e ad altre stronzatelle che invece potrebbero avere una loro utilità sociale.
Invece no.
Un momento di sacra e necessaria nullafacenza, mi ha portato a questa conclusione: siamo circondati da cose inutili.
Inutili come lo scrub per i piedi.
Inutili come lo smalto amaro per evitare di mangiarsi le unghie (tutti quelli che conosco che lo hanno usato, mi hanno garantito che con questo smalto le unghie sono ancora più appetitose. Che schifo.).
I ciottoli Thun, il cui numero sulla mensola del soggiorno di mia madre cresce in modo esponenziale. Penso che i Thun siano il corrispondente dei conigli nel mondo animale.
Come gli ombretti gialli.
Come i cleenex dal profumo balsamico. Io quando ho il raffreddore non riesco a sentire neanche l'odore appestante del baccalà fritto della Vigilia di Natale, figurarsi quello balsamico di quei fazzolettini che di balsamico hanno solo la scritta sulla confezione.
Inutili come il perenne broncio di Kristen Stewart, come un libro a casa di renzo Bossi, come ferri da maglia nella maxibag di LadyGaga.
E mentre facevo queste considerazioni, bazzicando sul web, ho letto di un'importante anticipazione che, all'inizio, mi ha subito entusiasmata.
Si tratta di questo.
 
 

 
 
 
Carine, vero?
Chi ne ha già sentito parlare saprà che si tratta del nuovissimo smalto Bubbles di Pupa.
Non si trova ancora in commercio, la vendita è prevista da Novembre.
Ora io, che sono una patita degli smalti e di tutto ciò che ha a che fare con la manicure, nel momento in cui ho visto questa immagine sono letteralmente entrata in brodo di giuggiole.
Lo smalto a palline deve essere mio.
Perchè alla fine di questo si tratta: la caviar manicur, la cui moda sembra essere scoppiata da poco, consiste nella decorazione delle unghie attraverso minuscole palline.
Uno smalto che lascia uno strato di minuscole perline, figo no?
No.
Perchè qui casa l'asino.
La confezione in questione comprende due boccette: una contiente lo smalto di base, l'altro è un laptop.
MOMENTO!
Quindi questo cosa significa? Che le palline dovranno essere applicate manualmente? Una-alla-volta?
Io che non ho la pazienza di aspettare i quaranta secondi necessari a far asciugare un comunissimo smalto dovrei mettermi ad attaccare le palline una alla volta, come fosse un mosaico smaltato?
Stiamo scherzando?
Io spero che Pupa abbia una soluzione alternativa ed è proprio in virtù di questa speranza che voglio concedere a questo prodotto il beneficio del dubbio.
Dalle anticipazioni, infatti, non sono riuscita a capire se la tecnica della caviar manicur sia quella che ho dedotto io, oppure se esiste una qualche tecnica semplificativa che la Pupa ci rivelerà a tempo debito.
 
Mi auguro che sia così.
Anche perchè, altrimenti, non vedo perchè spendere tredici euro circa per delle palline decorative che un qualsiasi negozio di cinesi vende a cinquanta centesimi.
Attendo l'illuminazione.
 
Nel frattempo vi lascio gli altri colori.
Perchè se anche Pupa Bubbles potrebbe rivelarsi una potenziale inutilità, l'effetto finale è piuttosto simpatico.
 
 
 
 
 
 
 
 
 


martedì 23 ottobre 2012

Palloncini, borse e Custo.

Che delusione.
Che delusione abnorme.
Vi spiego. Oggi ho partecipato alla riapertura di un negozio Carpisa della mia città.
Moltro strategicamente, i proprietari hanno deciso di far coincidere la riapertura per il rinnovo del locale con la presentazione della nuova collezione Carpisa, nata dalla collaborazione con Custo Barcelona.
Premetto che a me lo stile di Custo non piace.
Troppi colori, troppo stampato, troppo eccentrico.
E allora che te frega se la collezione non è stata il massimo? vi starete chiedento.
E' perchè è una questione di principio, santa pazienza.
Secondo me Carpisa è un marchio che ha guadagnato con gli anni, che è partito zero, con borse che facevano cagare (bonjour finesse!) per arrivare ad un livello più elevato, con modelli che certamente non sono l'apice della bellezza ma che sicuramente sono al passo con i tempi.
E comprabili a prezzi umani, soprattutto.
Custo non sarà tra i miei marchi preferiti, ma resta comunque un gran nome.
E da un gran nome io mi aspetto borse spettacolari, borse che mi facciano venir voglia di acquistarle, borse che non mi stancherei mai di guardare.
Tutto fumo e niente arrosto: hanno pubblicizzato la riapertura del negozio per settimane, tutti ci eravamo preparati alla grande presentazione della collezioneconCusto! urlato ai quattro venti per giorni, all'inaugurazione c'erano palloncini a centinaia, giocolieri neanche fosse stata la festa patronale, animatore con tanto di microfono, buffet (stranamente pure ben fornito)... e poi che ti trovo?
Un misero scaffaletto con quattro borse che Custo, a mio avviso, non sanno neanche chi è.
Davvero io non ho parole.
Io spero che sia stata una (pessima) scelta dei nuovi proprietari e che questa pessima scelta sia dovuta al loro pessimo gusto nel fare gli ordini.
 
Niente, ci devo pensare.
Non so ancora se questa collezione mi convince in pieno.
Vedremo.
 
 

martedì 16 ottobre 2012

Ballerine: vade retro!

Allora, mettiamolo subito in chiaro: io non sono una sostenitrice delle ballerine, essenzialmente per cinque buoni motivi:
1) Fanno male. Ora non venite a dirmi che voi avete trovato delle ballerine comode, perchè tanto non ci credo. E seppure fosse, sarebbero l'eccezione che conferma la regola. Di solito accade questo: le vedete in vetrina, vi piacciono (perchè poi, le ballerine sono diaboliche anche in questo: sotto la luce quasi divina del negozio sembrano così graziose, così raffinate, così luminose che, davvero, come potrebbero fare male?) , entrate, le provate, vi stanno un amore e le acquistate.
E questo è l'inizio del peggio.
Perchè la prima volta che le indosserete, rimpiangerete di essere uscite quel giorno, di essere passate davanti a quel negozio e di aver spostato lo sguardo su quella vetrina. Rimpiangerete di essere nate, proprio.
 
2) Non si ammorbidiscono. Non devo essere certo io a dirlo...ma qual è il primo pensiero quando il dolore causato dalle nuovissime ballerine al nostro tallone va a sollecitare le nostre terminazioni nervose?
"E' perchè sono nuove. Presto si ammorbidiranno".
Povere illuse. Non contano anni di pratica provata, non conta il fatto che ci abbiamo sbattuto la testa decine di volte, noi ostinate-indossatrice-di-ballerine continueremo imperterrite a sostenere l'insensato principio secondo il quale la distruzione dei nostri malcapitati piedi sia un passaggio obbligatorio per arrivare alla tanto ambita comodità.
Comodità che, per inciso, raramente arriva. 
 
3) Mozzano la gamba. Altra sacrosanta verità: o la gamba è lunga un metro e settanta, oppure l'effetto mozzamento, seguito a ruota dell'ispessimento del ginocchio, non ce lo toglie nessuno.
 
4) Non sono interscambiabili. Ciò significa che nel momento preciso in cui le indossi, loro si deformano, prendendo immediatamente la forma del piede (in questo modo, l'effetto trappola mortale è ancora migliore). E quindi le ballerine di una ragazza che ha la pianta del piede un pò più larga, non potranno essere certo indossate da una che ha il piede leggermente più sfinato. E dunque la domanda è: a cosa servono le amiche se non possiamo scambiarci le scarpe? Appunto.
 
5) Distruggono lo smalto. Ora, questo è un principio su cui mi interrogo da anni e a cui non sono mai riuscita a dare una spiegazione. Ma è un dato di fatto che una pedicure accurata viene distrutta nel giro di pochi minuti di passeggiata con le ballerine.
Probabilmente questo è nient'altro che il frutto della vendetta delle ballerine per tutte le imprecazione che rivolgo loro ogni volta che le indosso. Come se le ulteriori sevizie che mi infliggono non bastassero.
 
Ma d'altra parte, com'è quel detto?
Per essere belle bisogna soffrire.
Quindi, sapendo bene che questo principio è legge, considerando che le ballerine sono diventate un must negli ultimi anni e tenendo a mente che la bellezza di una scarpa è direttamente proporzionale al dolore che sono in grado di infliggere, durante un'accurata sezione di shopping ne ho acquistate un paio moderatamente carine e quindi moderatamente dolorose.
Ammetto che il motivo che mi ha spinto a comprarle è stato il rivestimento in plastica (ho un debole per le stronzate, si), con l'esterno di un tessuto simile al velluto; in parole povere non sono altro che l'equivalente invernale delle ballerine totalmente plastificate che spopolano dalla scorsa estate e che secondo me sono qualcosa di abominevole.
Ah, la commessa ha tenuto a precisare- circa sette volte- che sono anche profumate.
Profumano, capite?
Motivo principale che, ammetto, mi ha spinto a comprarle (perchè quella faccia? Ve l'ho detto che ho un debole per le stronzate).
Anche se, devo confessare, anche il marchio glitterato stampato all'interno ha avuto un ruolo importante nella decisione. 
Che volete farci: questione di priorità!
Mel

 
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lunedì 15 ottobre 2012

Peplum o non peplum: this is the problem

E' dall'anno scorso che mi interrogo su di loro.
Si vedono ovunque, in tulle le vetrine, in tutti gli stand, in tutti gli scaffali, in tutti i cataloghi, su tutti gli anoressici manichini di Zara.
Tranne che addosso alle persone.
Non credo di aver mai visto gli ormai celeberrimi (ogni tanto mi impegno ad usare termini altolocati anche io) Peplum Dress (o meglio conosciuti, secondo il principio parlacomemangi, tubini con la balza).
E' dall'anno scorso che Zara ed H&M ci ripropongono questi modelli a bizzeffe.
Non posso dire che non mi piacciano, purtuttavia, li trovo più adatti alla stagione fredda (Zara, amore mio, con un tubino damascato, a luglio a Roma, mi uccidi, miseriaccia!).
Che poi ho notato che,ormai, una delle regole basilari del look da matrimonio è questa: Zara + tubino.
Ora, io ho frequentato il liceo classico, sono sempre stata una pippa in matematica ma in questo caso la soluzione dell'equazione è abbastanza elementare: se Zara propone venticinque modelli di tubino con la balza (tutti rigorosamente uguali), significa che il settantacinque% delle invitate   under quaranta andrà al  matrimonio con il sacrosanto tubino- con la balza- NERO, perchè tanto non ce ne frega niente che Zara ha proposto venticinque colori, l'unica cosa che conta è evitare di ritrovarsi con il vestito macchiato dalle ascelle piangenti, nel bel mezzo dell'aperitivo, sotto il sole friggineuroni delle due e mezza del tredici agosto.
Ah, ovviamente il venticinque% rimanente non indosserà il suddetto tubino mica per una diabolica previsione o per un'intelligente,  consapevole scelta, giammai! Non lo indosserà semplicemente per non sembrare una balenottera spiaggiata, perchè diciamocelo: il pregio del modello peplum è quello di "equilibrare" il fisico di una ragazza che ha pochi fianchi. La balza è posizionata poco sotto al punto vita, quindi da una parte valorizza i fianchi inesistenti di chi lo sta indossando, dall'altra favorisce l'effetto "vitino d'ape".
Eccola qua la fregatura, è proprio qui, palese e chiara: se una persona è leggermente più larga di fianchi, indossando un peplum nero, sarà facilmente confondibile con una foca monaca, a mio modesto avviso.
Ma non si può comunque negare che l'idea in sè sia stata piuttosto vincente: adottata dalle vips più glamour e inculcata abilmente e stretegicamente nelle scelte di noi compratrici, il modello peplum si sta facendo strada a suon di broccato nei nostri armadi. E il successone è dimostrato anche dal fatto che ai pelum dress sono seguiti a ruota i peplum top (che non sono altro che top con la balza all'altezza della vita- in questo caso sento di aver rubato il mestiere a Capitan Ovvio) o peplum skirt (c'è bisogno che traduca?).
Insomma, nun se scappa.
 
 
Zara
 
 
 
Ah, la chicca: adesso addirittura si trovano in commercio le balze staccabili, da applicare a piacimento su una gonna.
Vi prego.
Quanto tempo dovrò attendere prima di incontrare  una persona che si è appiccicata una balza di velluto nero su una gonna di jeans?
Non molto, me lo sento.