giovedì 12 luglio 2012

Lo sfavillante mondo delle It Girls

Il mondo pullula di It Girls.
Ci sono le ragazze normali, le ragazze fashion e le It Girls.
E' inutile girarci intorno, le It Girls stanno diventando sempre più frequenti.
E soprattutto più influenti.
Ma facciamo un passo indietro.

CHI E' LA IT GIRL?

Analizziamo scientificamente la questione.
Secondo quanto riportato da Wikipedia, la It Girl " is a term for a young woman who possesses the quality "It", absolute attraction".
Capito? Semplice.
Ora la domanda è: che cacchio vuol dire?
C'è qualcuno che può spiegare a noi, comune mortali, quale sia questa misteriosa "qualità it"?
Riflettendo sulla questione, mi sono data una risposta.
La It Quality è uno stile di vita.
Ogni aspetto della Girl deve essere "It".
Il modo di vestire.
Il modo di sorridere ai fotografi.
Il modo di atteggiarsi.
Il modo di portare la borsa al braccio.
Il modo di muovere i capelli.
Il modo di trascorrere i finesettimana.
Il modo di trascinare il cane al guinzaglio.
Se una minima parte della sua vita desse anche solo una vaga impressione di non essere totally it, la It Girl sarebbe fottuta.
Finirebbe da star del jet set internazionale a povera sfigata che tenta disperatamente di essere figa senza riuscire ad esserlo totalmente.
Non ci serve una mezza It Girl. Di quelle ce ne sono a bizzeffe... tsk!
Il problema è che ultimante lo sfavillamente mondo del fashion sta sfornando una quantità industriale di It Girls.
Sta diventando difficile cercare di stare dietro a tutte, miseriaccia.



Ma di fatto... chi sono queste It Girls?
Come si riconoscono? Dove si trovano? Come si identificano?
Detto fatto.
Un esemplare di It Girl è colei per la qualei gli stilisti fanno a gara nel mandare l'ultima crazione di borsascarpeabito.
Colei che viene invitata a tutti i party più fighi che saranno automaticamente più fighi se la It Girl decidesse di andare (e fidatevi... lei andrà!).
Colei che campeggia incontrastata su tutte le copertine delle riviste patinate... e se non dovesse stare in copertina, state più che sicuri che l'interno della rivista conterrà almeno un articolo di sei pagine su di lei.
Colei che anche alle quattro e mezza di mattina, dopo una notte di baldoria, dopo essersi scolata fiumi di alcool riesce ad apparire meravigliosa nelle foto rubate dai paparazzi, quando invece una persona umana, nelle medesime condizioni, si ritroverebbe come minimo a tentare di non calpestare le sue stesse occhiaie.
E voi credevate che le It Girls fossero semplicemente quelle ragazze che vengono considerate come icone di stile?
Sbagliato, sbagliato!
Quello della It Girls è uno stile di vita.





domenica 24 giugno 2012

Mare, sole... abbronzatura!

Che sia dorata, ambrata o color caramello non importa.
La protagonista di ogni estate è sempre lei: l'abbronzatura.
Chi di noi non approfitta di un week end libero per trascorrere qualche ora di puro rilassamento, lontani dal caos della città, con l'unico rumore delle onde calme che si infrangono sul bagnasciuga?
Se fosse per me, passerei in questo modo gran parte delle mie giornate, ma purtoppo mi tocca essere realista e tenermi il mio affascinante colorito biancastro per un altro mesetto almeno.





Che poi, lo confesso. Anche andando al mare, non sono la classica Miss-abbronzatura.
Per assumere la tanto ambita colorazione dorata (non oso spingermi oltre), ho bisogno di almeno una settimana ininterrotta di mare...
Bè, cosa vi aspettavate da una che è tutta lentiggini e capelli rossi?
Ah, ovviamente, intendo "settimana ininterrotta" intervallata da giuste pause, se voglio evitare la cottura.
Perchè è così.
L'abbronzatura è tanto ambita, quanto pericolosa.





Per cui, il massimo che la mia pelle può concedersi è una dose abbondante di crema protettiva: per chi è come me, è opportuno tenersi alla larga da oli solari e rimedi della nonna.
Quali sono i rimedi della nonna?
La birra, per esempio. Per chi non lo sapesse, la tradizione vuole che la birra sia un ottimo abbronzante.
E difatti, se riuscite a sopportare l'odore e l' "appiccicume", devo dire che è anche un rimedio funzionante.
Ma il gioco non vale la candela.


Ma la cosa più importante è il post-abbronzatura.
Se volete evitare di ritrovarvi a cinquant'anni come la copia abbronzata di Yzma, munitevi di creme doposole, rigeneranti e idratanti da utilizzare su tutto il corpo, con particolare attenzione al viso.
Nessuno è tanto amico delle rughe quanto il Sole.



E per chi, ancora, vede un week end di mare come una sorta di miraggio, l'ultima spiaggia per ottenere una colorazione che superi lo 00 è il misterioso... abbronzante.
L'abbronzante, quello sconosciuto.
Tutti lo conoscono, ma pochi lo hanno provato veramente.
Si tratta di un cosmetico che, dopo essere stato spalmato sul corpo, conferisce una colorazione naturale.
O quasi.
Insomma, è un diversivo efficiente per chi cerca una soluzione rapida per ingannare il tempo fino alla prima, agognata giornata di mare.
Sicuramente un rimedio più rapido, economico e salutare delle lampade (per chi vuole impegnarsi nell'auto- colorazione, naturalmente).
Inconvenienti?
Uno solo.
A poco a poco, l'autoabbronzante scolorirà, per cui sarebbe opportuno ripetere l'operazione, o meglio, cercare di prendere un pò di Sole vero, se non si vuole assumere una gioiosa tonalità giallastra.
Di Marge Simpson ne abbiamo già una.
Direi che è più che sufficiente ;-)

foto Marge byfree-extras.com

martedì 19 giugno 2012

Wedding date

Il sole che sfiora la pelle.
Le belle giornate.
La gioia di una festa all'aperto.
Il sapore frizzante dello champagne.
L'estate.
C'è forse una stagione migliore di questa per organizzare un matrimonio?


L'unica nota dolente, come spesso accade può essere costituita da lei: la mise sbagliata.
Ecco dunque, cinque piccoli accorgimenti per evitare di sprofondare negli scuri meandri della volgarità.

Punto primo: di importanza fondamentale, prioritaria direi, è il colore. Niente viola. Un'eccezione si potrebbe fare per il nero. E, che Dio ce ne scampi, niente bianco. Quello è il colore della sposa, stop. Di bianco potrete vestirvi quando sull'altare ci sarete voi. Ad ognuno il suo, care: rispettate i turni.

Punto secondo: se il matrimonio è di giorno, niente abito lungo. Se la cerimonia è di mattina, l'apice dello chic sarebbe indossare un cappelo che riprenda i colori di borsa e scarpe. Cappello abolito se il matrimonio è dopo mezzogiorno.

Punto terzo: pescare abito-scarpe-stola dall'armadio all'ultimo momento non è mai stato un buon modo per lanciare nuove mode; decidete con un certo anticipo cosa volete indossare, non dico che dobbiate necessariamente acquistare un abito nuovo, ma per lo meno assicuratevi che quello che avete non sia diventato un pezzo da museo del Rinascimento.

Punto quarto: le scarpe. Se decidete di indossare dei sandali, per l'amor del cielo, le unghie dovrenno essere rigorosamente smaltate. A meno che non abbiate più di ottantacinque anni: in quel caso siete giustificate.

Punto quinto: se il matrimonio non è celebreto in una discoteca, andateci piano con le paillettes. Se volete essere delle eleganti e raffinate invitate, lasciate i toppini pallettati alle ragazze del Jersey Shore.

Il 2012 è l'anno dei colori pastello, dei colori della natura... verde pistacchio, rosa fragola, arancione albicocca... quale occasione migliore di un matrimonio per sfoggiare colori come questi?

venerdì 15 giugno 2012

Dieci chili di moda

E mentre a Londra si svolge la prima edizione della "London Collection: Men", io me ne sto qui estasiata a contemplare i tanto agognati biglietti che presto mi permetteranno di poter finalmente visitare la stupenda capitale inglese.
Sebbene sia ancora presto per alcune di noi, me in primis, si avvicina sempre di più il momento di mollare tutto e preparare le valigie.
Al plurale per le fortunate.
Al singolare, per la maggior parte.
La valigia.



L'incubo della fashion girl.
Che poi... il dramma è limitato quando si viaggia in macchina o in treno: in questi casi nulla ci vieterebbe di potarci dietro un catamarano pieno zeppo, fatta esclusione per i motivi tecnici e... pratici, soprattutto.
Ma quando ci si mette la burocrazia, c'è poco da fare.
10 kg, non un grammo di più.
E non vi crediate che sono disposti a chiudere un occhio, eh. Questa è legge.
E quindi, sono qui, circondata da libri, con i biglietti aerei in mano, a chiedermi come farò a chiudere tutto il mio minimo indispensabile in un minuscolo bagaglio da dieci chili, calcolando che l'ultimo paio di zeppe che ho acquistato pesano da sole quattro chili e mezzo.
Per fortuna ho ancora un paio di mesi per darmi una risposta.
Vi terrò informate...




mercoledì 13 giugno 2012

I'm a "Vamp"!

E' lui.
Il mascara più chiacchierato di questa primavera\estate.
Pupa Vamp.
Diciamocelo: non sono mai stata una che si fida delle chiacchiere. Tuttavia, quando più di una persona mi ha elogiato l'efficacia di questo nuovo "prodigioso" cosmetico mi sono detta che forse avrei potuto dargli una possibilità.
E così, a malincuore, ho abbandonato il mio adorato Maybelline- Volume Express, a cui sono fedele da anni, per testare il gettonatissimo Pupa Vamp.
Avete presente il detto "Mai abbandonare la strada vecchia per quella nuova?"
Bè, dimenticatelo!
Mai come stavolta lo sglogan è stato così azzeccato "Volume esagerato, ciglia smisurate".
Il risultato è visibile fin dalla prima passata... ovviamente, più si ripete più l'effetto sarà d'impatto.
Mi è sembrato anche piuttosto resistente... e ve lo dice una che tra lenti a contatto e allergie ai pollini ha un apparato lacrimale attivo ventriquattro ore su ventriquattro.

Alla fine ero talmente soddisfatta per l'acquisto, che me ne sono concessa un altro: Pupa Vamp Emerald Green.
Tradotto: il Vamp di colore verde.
La Pupa ha proposto sei colori: nero, marrone, blu notte, blu elettrico, viola e verde.
Ho scelto il verde perchè, avendo gli occhi scuri, pensavo si intonasse meglio.
E non me ne sono pentita: sebbene il verde sia sicuramente meno sguargiante del blu o del viola, ammetto che faccia davvero un bell'effetto, soprattutto alla luce del sole.
Anche se... a dir la verità neanche il blu elettrico mi dispiacerebbe...
Magari ci faccio un pensierino ;-)




 

martedì 29 maggio 2012

Vite "feline"...!

Avete presente quando spesso si sente parlare della cosiddetta "giungla metropolitana"?
Ecco, io ho sempre pensato che si trattasse di una sorta di mito, di leggenda popolare, di metafora colorita, per indicare la meravigliosa varietà di forme e colori che il mondo ci regala.
Invece no.
La giungla metropolitana c'è.
Esiste davvero e io l'ho vista.
E per capirlo mi sono bastati meno di quindici minuti.
Il tempo che il mio treno arrivasse è stato sufficiente a mostrarmi come la gente sia abituata a sfoggiare decorazioni animalier con una disinvoltura... destabilizzante.



Intendiamoci, io adoro l'animalier.
A piccole dosi, come ogni cosa.
Tessuti zebrati, tigrati, leopardati.
A quanto parte, molti si sentono un pò animali al giorno d'oggi, tanto che per un attimo, continuando a guardarmi intorno, mi è sembrato di essere in uno zoo.
O magari di aver preso parte ad un Cosplay del Libro della Giungla senza essermene resa conto.

Diamoci una calmata, gente.
Perchè il cardigan zebrato su una gonna a pieghe viola non si può guardare (e io vi giuro, VI GIURO, che l'ho visto!).
La sciarpa leopardata, con tanto di cinta abbinata, segna forse il massimo grado di coattaggine possibile.
La borsa a macchie di ghepardo sulla tuta dell'Adidas è qualcosa di umanamente inconcepibile.
I pantacollant zebrati... no. Non ce la faccio.
Tocca stare attenti.
Perchè tra tutte queste zebre, tigri e ghepardi rischiamo di essere morse da un momento all'altro...

domenica 27 maggio 2012

Moda sotto esame#2... Durante l'esame.

Dato il discreto successo di"Moda sotto esame", ho pensato che fosse giusto completare il quadro della situazione aggiungendo un post in cui si parlasse sempre della moda delle studentesse, sì, ma stavolta di come le ragazze di solito si vestono durante gli esami.
Se si inizia una cosa, tanto vale finirla per bene, no?
Ma questa volta la questione è diversa, gente.
Perchè se durante la fase studio, noi studentesse possiamo essere racchiuse in un'unica categoria - quella delle amebe giallestre -, quando si tratta di presentarsi all'esame, le ragazze si dividono in tre categorie.

Categoria uno: le maestrine.
Sì, esatto. Avete letto bene.
Le maestrine sono quelle che il pomeriggio prima dell'esame, dopo aver studiato per giorni e giorni senza sosta, raggiungendo il sopracitato livello- ameba, mollano tutti i libri, chiudono tutti i quadermi, bruciano i postit e si rinchiudono per quattro-cinque ore in bagno, dando inizio ad un processo di ristrutturazione che le riporterà dallo stato ameba allo stato umano.
Con armi efficienti ( pinzetta per le sopracciglia in una mano e piastra per i capelli nell'altra), le maestrine riescono a presentarsi davanti al professore in modo quasi decente.
Le maestrine scelgono in anticipo quello che indosseranno; anzi, spesso hanno una vera e propria divisa preimpostata: camicia a mezze maniche e jeans, camicia a mezze maniche con gonna al ginocchio (questo dettaglio è importante, in quanto segna la differenza con la terza categoria, di cui parleremo a breve).
Camicie stirate perfettamente, borsa abbinata, scarpe "serie"... ordinate, serie, pulite, facilmente scambiabili per membri della CIA in borghese.
Riconoscere una maestrina e' facile... di solito sono quelle profumate.
Sono quelle ragazze dallo sguardo isterico, ma con i capelli piastrati; quelle con le occhiaie, ma il lucidalabbra perfettamente sistemato.
Il loro motto è: "se proprio mi deve bocciare, prof, voglio che lei mi guardi negli occhi, non da sopra dieci centimetri di sopracciglia".

Seconda categoria: le esaltate.
Le esaltate sono quelle ragazze a cui non passa nemmeno per l'anticamente del cervello di mollare i libri il giorno prima dell'esame per andarsi a fare la ceretta, trovano inconcepibile la scelta di perdere tempo per starsi a sistemare proprio il pomeriggio prima del grande giorno.
Riconoscere le esaltate è abbastanza facile: sono quelle che mordono,oppure che stanno sedute a sfogliare appunti fino a mezzo secondo prima che le chiamino in aula.
Cardigan grigio pantegana, jeans e coda di cavallo, le esaltate sono femamente convinte che l'abito non faccia il monaco, anzi... secondo loro, un accenno di trascuratezza è quasi spia di un maggior studio.
Il loro motto è: "vede, prof? Ho i baffi, perchè non ho mollato lo studio della sua materia neanche per tre minuti!"

E poi... ci sono loro.
Terza categoria: le chissenefrega.
Le chissenefrega secondo me sono le migliori.
Sono quelle ragazze che arrivano in facoltà tranquille e rilassate, comodamente in calzoncini di jeans e tshirt, con l'aria di chi deve sbrigarsi a fare una commissione per togliersi il problema e andarsi a divertire.
Stavolta il motto ve lo dico prima, perchè penso sia abbastanza illuminante: "Prof, chissenefrega se mi bocci! Tanto il prossimo mese lo posso rifare!".
Le chissenefrega sono dunque quelle ragazze che negli appelli di giugno e luglio si presentano tranquillamente con le infradito ai piedi (GIURO che io le ho viste!), cosa che sarebbe in grado di far svenire una maestrina e disgustare un'esaltata, con le canottierine a fiorellini e gonne della lunghezza di una fascia per i capelli ("perchè tanto, chissenefrega! E' estate e io c'ho caldo!).
Altro dettaglio fondamentale: l'abbronzatura.
Le chissenefrega hanno un colore, contrariamente alle maestrine (che al massimo si concedono quella spolveratina di terra prima di uscire di casa) e le esaltate (che la terra non sanno neanche cos'è, dato che non hanno "tempo per pensare ai cosmetici, devo ripassare!"), che invece sfoggiano un poco invidiabile giallino scamorza.

Ebbene, credo che a grandi linee le tre categorie principali siano queste.
Ovviamente, si potrebbero incontrare le dovute eccezioni, ma per quanto mi riguarda, nell'attesa di entrare in aula e farmi massacrare dai prof, sono spesso circondata da chiessenefrega, esaltate e maestrine.
E voi, a che categoria pensare di appartenere?

Foto: Nara camicie